Recensione
di Marco Minniti -
pubblicato il 12.06.2013
La versione di Davide Manuli della nota vicenda ottocentesca è nel segno dell'astrazione: un'isola deserta ripresa in uno sgranato bianco e nero, sei personaggi archetipici, un corpo estraneo e "neutro" eppure incredibilmente comunicativo.
Un'isola fuori dal mondo, circondata da un mare sconfinato. Una micro-comunità di sei persone, animata da conflitti malgrado l'esiguo numero dei suoi componenti. Un corpo (letteralmente) estraneo, portato con sé dal mare. Un nome evocativo, Kaspar Hauser, per un'identità sessuale ambigua. Movenze corporee ritmiche, elettroniche come i suoni di cui ...