Il quarto Rambo è un episodio che unisce denuncia, violenza e conflitto interiore esplorando campi ancora sconosciuti del personaggio icona di Sly.
Sylvestrone mostra subito un desiderio documentaristico di denuncia verso le inaudite sevizie presenti in Birmania, usando toni forti, crudi e realistici; poi lascia spazio all'anima intima del veterano, esplorando la sua profonda sfiducia verso il prossimo e il suo continuo conflitto con se stesso e le sue caratteristiche; infine, dà sfogo alla parte spettacolare del personaggio, dando vita alle attese scene action rambiane, utilizzando stavolta una violenza più spinta e dura giustificata dalla crudele realtà di contorno.
Ne viene fuori così un Rambo intimo, brutale e spettacoloso con un finale profondo e valido che poeticamente "chiude la porta ma non getta la chiave". JOHN RAMBO, a differenza di ROCKY BALBOA, esalta più le qualità interpretative che registiche di Sly, dimostrando un forte amore di Sly per il personaggio del Berretto Verde ma non un legame auto-biografico come per lo Stallone Italiano.
In totale, un episodio più che godibile e di intelaiatura valida che, se vogliamo spinge troppo sul lato action a svantaggio di quello drammatico ma alla fine fa quadrare i conti con rispetto e onore.
In confronto agli altri, lo metto dietro ai primi due, indimenticabili nella loro potenza e spettacolarità.
John Rambo come Rocky Balboa, sono personaggi che rimaranno unici nella storia del cinema e come tutti i miti rimarranno immortali




Thanks again Sly



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