di Berto (13.09.2006 11:19:13)
Buon esordio di Jason Reitman che sceglie un genere decisamente diverso dal padre. Una commedia provocatoria azzeccata e divertente con un ottimo protagonista e una sceneggiatura priva di facile moralismo.
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di paolo53 (16.09.2006 09:51:14)
90 minuti di battute spassose, situazioni bizzarre ed arte retorica. Il sociologo Zygmunt Bauman direbbe che è un film liquido-moderno. Aspetto la versione DVD per fare opera di vivisezione con i ragazzi del Professionale di Paola e guardare dentro le mutande del senatore del Vermont, detrattore dell’industria del tabacco e lobbysta del colesterolo cattivo.
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di Bob Robertson (20.09.2006 00:13:27)
film molto acuto, brillante, ironico, sarcastico, a suo modo geniale, infarcito della giusta cattiveria e il giusto senso del grottesco che è la sua arma migliore, insieme ad una regia fresca e dinamica e un Aaron Eckhart intriso di gran personalità. molto più di una commedia, è un film che falsa la commedia e la usa come tappetino su cui stendere con cattiveria e grande ironia il mondo della manipolazione dell'informazione e soprattutto dell'opinione pubblica. perchè il vero fulcro della questione non è il salutismo o i danni del fumo o degli altri vizi assassini, ma della manipolazione dell'informazione e la mancanza di coerenza in molte delle posizioni assunte dai personaggi pubblici e dei singoli cittadini, sia come individui che, soprattutto, come massa.
divertente nella sua dimensione di grottesca comicità, molto pungente ed energico. diciamo che questo è il modo in cui il vero cinema si sposa con la satira politica alla Michael Moore, ma senza retorica e documentarismi. il che è a tutto vantaggio dell'intrattenimento e del piacere di godersi il film.
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di orudis (20.12.2006 11:18:15)
Thank you for smoking
Un film che parla della lobby del tabacco e denuncia le manovre messe in atto da industria e politica per controllare il mercato e le scelte dei consumatori ha due possibilità per funzionare:
O punta a farti incazzare come Report, la trasmissione di Milena Gabanelli su Rai3, che ogni settimana ti fa vergognare persino di essere andato a votare.
Oppure sceglie di comunicare in un modo più sottile e indiretto, utilizzando la comicità, come fanno molti, a partire da Beppe Grillo.
"Thank you for smoking" sceglie decisamente la prima via e già a metà film sei incazzato per aver buttato via 6 euro (4 se abiti in provincia dove il film arriva dopo mesi, in versione cineforum).
Ci sono due momenti, in particolare, che ti fanno venir voglia di uscire per accendere una sigaretta e le tende del cinema.
Il primo dura per tutto il film ed è la faccia del protagonista Aaron Eckhart. Non ti identificheresti in lui nemmeno se prendessi una tisana fatta con le sue cellule staminali. Non perché nel film deve interpretare un personaggio privo di qualsiasi scrupolo morale, ma perché non ci riesce. Ha la stessa espressività di Bondi e la credibilità di Schifani e, soprattutto, sembra che non creda in quello che legge sul copione. Probabilmente ha ragione, perché il film è scritto troppo male. Il che ci porta al secondo momento cult, nel quale Aaron non ha responsabilità. Questa va divisa in parti uguali tra il regista Jason Reitman e lo sceneggiatore Jason Reitman (una collaborazione che spiega molte cose). In questa scena lavora il figlio del protagonista. Il giovane attore si chiama Cameron Bright, l'unico dodicenne che non ha più nulla da chiedere alla vita, dopo essere stato nella stessa vasca da bagno con Nicole Kidman in "Birth".
Il ragazzino, salendo in auto, dice una battuta che non dovrebbe. Non perché sia peggiore delle altre, ma perché tu, spettatore, ti sei accorto che il regista la sta preparando già da dieci minuti. Fino a un certo punto sospetti solamente che forse il ragazzo dirà quelle parole. Poi pensi "no, non lo farà" e la mente, che è sempre pronta a negare il peggio, cancella la paura. Così, quando la battuta esce fuori davvero, l'effetto è devastante. Da qual momento il film ti cola tra le mani come un cono al cioccolato e la speranza di poter vedere in Canavese qualcosa di meglio di "Vacanze di Natale" se ne va definitivamente in fumo.
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