di pierre_1968 (03.02.2005 09:35:42)
Immaginazione, fantasia, realta', sogni e desideri.
Una mescolanza, molto ben assortita e amalgamata, che il regista Marc
Forster riesce a tradurre sullo schermo in immagini di notevole impatto
visivo ed emotivo.
Merito, sicuramente, della splendida interpretazione di tutti gli attori:
uno straordinario Jhonny Depp (il piu' adatto a rappresentare il connubio
"adulto" nel fisico del perenne "bambino); una molto delicata Kate Winslet che, nella drammaticita' del suo ruolo, non cade mai nella compassione e
nell'eccessivo compatimento, ma che si limita a piccoli gesti, materni
consigli, delicati sguardi e frugali lacrime.
Dustin Hoffman, nel ruolo del direttore del teatro, sempre molto scettico
verso lo scrittore dell'opera teatrale, ma che alla fine verra', pure lui,
contagiato dal successo per tanta felicita'.
Molto simile a quest'ultimo anche la brava e severa Julie Christie: in
principio titubante, fredda razionale e per nulla convinta della necessita'
di tanta felicita'; e alla fine decisa sostenitrice (e' lei che applaude,
per prima, allo spettacolo piu' doloroso che sta per consumarsi tra le
fredde mura domestiche che, solo negli ultimi tempi, sono state riscaldate
da quel dolce inaspettato tepore umano).
Il film narra la vita dello scrittore James Barrie, del brutto momento che
la sua vita artistica sta attraversando e dell'incontro, che lo segnera'
profondamente, con la giovane vedova e i suoi quattro bambini.
Saranno proprio loro quattro che, negli incontri quotidiani con Jhonny-lo
scrittore-Depp, porteranno "lui" alla stesura della sua ultima fatica
letteraria e "noi" a realizzare che solo con gli occhi dei piu' piccoli
potremo continuare a sognare e comprendere il vero significato di quanto ci sta attorno.
Insegnera' loro come certe volte, nella vita, sia indispensabile abbandonare
la triste e crude realta' per rifugiarsi, anche solo pochi attimi, in un mondo nuovo, che la fantasia di tutti noi riesce e deve sempre costruire:
un piccolo angolo di paradiso di felicita' (anche se non perenne e definitiva), ma che ci puo' aiutare nei momenti piu' cupi e tristi della vita quotidiana.
Un invito a volare nell' "Isola che non c'e'", che e' dentro ognuno di noi,
e che potrebbe, per qualche istante, mostrarci anche la morte come un mondo
non necessariamente dipinto di nero, tetro e desolato, ma come una mano
fraterna che ci accoglie e ci guida verso una dimensione nuova e
inesplorata.
La fantasia non ha confini: questo il messaggio che la storia ci vuole
comunicare. E i bambini bene incarnano questo invito, riuscendo a contagiare
noi adulti.
Solo lasciandoci andare un po' di piu' alle nostre emozioni, riusciremo
anche noi a vedere che "un pezzo di legno puo' diventare, agli occhi di
tutti, un pezzo splendente"; non avendo troppa fretta di voler crescere
ci sara' piu' facile realizzare i nostri intimi desideri, come il piu' piccolo
dei bambini che, con le proprie forze, riuscira' a sollevare il pesante
aquilone facendolo librare, entusiasta, nel cielo dei suoi sogni.
"Il bambino, che negli ultimi trenta secondi, e' diventato adulto" sembra,
per contro, chiedere a noi grandi di essere, per trenta secondi al giorno,
un po' piu' bambini e vivere le emozioni che spesso ci sfuggono dalle mani.
Quanto sarebbe bello se anche noi, come Jhonny Depp, aprendo la porta della
nostra stanza, potessimo vedere un mondo diverso, colori molto piu' vivi
e accesi, panorami e paesaggi piu' dolci e suggestivi, poter volare anche
noi, per qualche istante, sull'isola che non c'e'.
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di diomede917 (07.02.2005 09:34:19)
Cosa c'è dietro a Peter Pan e l'isola che non c'è? C'è una realtà fatta di sofferenze che costringe le anime candide dei bambini a perdere le ali della fantasia e diventare adulti in trenta secondi. C'è un scrittore famoso che ha perso il fratello quando aveva pochi anni e si è inventato un isola dove nascondersi, c'è una famiglia composta da una vedova e i suoi 4 figli che diventa fonte d'ispirazione del suo capolavoro dove la fanciullezza e l'immaginazione sono le protagoniste. E' proprio l'immaginazione la vera protagonista di questo film che accompagna lo spettatore all'interno di questa viaggio che si chiama Neverland. Bellissima , per esempio, la scena della nave ricreata nel bosco ma vissuta da noi spettatori come fossimo membri della ciurma in mezzo ad un mare di cartone e squali finti o la commovente rappresentazione dell'isola che non c'è nel giardino della Signora Davis.
Marc Foster è riuscito a ricreare lo spirito di Peter Pan con leggerezza facendoci commuovere senza nessun ricatto grazie anche ad un azzeccato Johnny Depp e un super bambino che ha ispirato la figura di Peter Pan.
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di psike (08.02.2005 14:06:24)
forse non sono brava a fare un commento quanto pierre_1968, ma desideravo assolutamente dire la mia su questo favoloso film.
Neverland è un vero e proprio viaggio intrapreso con coraggio per arrivare a capire che è giusto e desiderabile crescere, ma anche rimanere un pò bambini (peter pan asseriva "io non voglio mai crescere", ma in questo mondo, in cui bisogna crescere ed è giusto farlo, si può imparare a non perdere per questo la fantasia).
La storia, magica, è inoltre creata magistralmente da un grande regista ed un cast favoloso in cui ogni attore è perfettamente in sintonia con il suo ruolo.
un consiglio per tutti: questo è un film da vedere, è davvero un utile via per capire meglio il mondo e sè stessi...
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