The Gilded Age 2, la recensione: fate largo ai nuovi ricchi

La recensione di The Gilded Age 2, la seconda stagione della serie in costume di Julian Fellowes che più che mai nei nuovi episodi racconta l'avanzare dei nuovi ricchi borghesi a dispetto dei vecchi aristocratici, dando maggior spazio alla servitù. Dal 30 ottobre in contemporanea con gli Usa su Sky Atlantic e NOW.

The Gilded Age 2, la recensione: fate largo ai nuovi ricchi

Siamo molto felici di tornare nella New York dell'Età dell'Oro. Iniziamo così la recensione di The Gilded Age 2, i nuovi episodi del period drama del maestro del genere Julian Fellowes che dopo Downton Abbey ha provato in tutti i modi a continuare ciò che sa fare meglio: raccontare i grandi cambiamenti storici attraverso le vite del piano di sopra e del piano di sotto delle grandi ville che affascinano ancora oggi e che hanno abitato, dopo la campagna inglese, le strade della Grande Mela americana. Al centro delle nuove puntate, dal 30 ottobre in contemporanea con gli Usa su Sky Atlantic e in streaming su NOW, ancora una volta la rivalità tra le due rappresentanti della nuova borghesia arricchita (la Bertha Russell di Carrie Coon) e dell'aristocrazia che non riesce a lasciare spazio in società agli ultimi arrivati (la Agnes van Rhijn di Christine Baranski). Fuoco alle polveri e scopriamo cosa hanno in serbo i nuovi episodi, con in mano una bella tazza di tè.

Qualcosa di nuovo

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The Gilded Age 2: una scena della serie

La seconda stagione di The Gilded Age, memore di quanto accaduto nelle ultime annate di Downton Abbey e ancor di più nei due film per il cinema, rafforza il concetto alla base della serie HBO - e le ricostruzioni in location del network via cavo si distinguono sempre nel panorama seriale. Bisogna imparare ad accettare che il mondo sta cambiando e che la propria dinastia potrebbe essere lasciata indietro, se non ci si adopererà per stare al passo coi tempi e si manterranno dei rapporti civili con i cosiddetti "nuovi ricchi", cercando di aiutarli nell'inserimento nella società e non facendo di tutto per remargli contro. Una lezione che sembra aver imparato Mrs. Astor, oramai compagna di tè di Mrs. Russell insieme al colorito Ward McAllister di Nathan Lane. Eppure le due donne avranno nuovamente di che scontrarsi quando la determinata ultima arrivata interpretata da una magnifica Carrie Coon farà di tutto per osteggiare l'Academy of Music che si rifiuta di dar loro dei posti in favore del nuovo progetto di un Teatro dell'Opera più moderno che sia aperto a tutti. La "guerra" in atto si svolge non più solo a New York, ma anche a Newport, nuova meta estiva dell'alta società.

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The Gilded Age 2: una scena

Non è l'unica Russell al centro di nuovi scontri per affermare il proprio posto in società. Il marito George (Morgan Spector) deve affrontare proteste e disagi in quel di Pittsburgh insieme ad un sindacato nascente e ad un confronto coi suoi rappresentanti, che guardano a lui come i nuovi ricchi guardano alla vecchia aristocrazia. Ci sono poi i figli: Larry (Harry Richardson) che sta riuscendo ad avviare la propria professione di architetto ma un'occasione lavorativa potrebbe diventare anche sentimentale, e Gladys (Taissa Farmiga), oramai ufficialmente debuttata in società e che deve scegliere accuratamente chi le farà da marito, potrebbe non puntare su Oscar van Rhijn (Blake Ritson), oramai deciso ad accasarsi nonostante l'amore che prova per John Adams.

The Gilded Age, la recensione: nella New York di fine Ottocento c'è aria di cambiamento

Qualcosa di prestato

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The Gilded Age 2: un'immagine della seconda stagione

A casa van Rhijn non c'è meno scalpitio: Marian (Louisa Jacobson) ha trovato lavoro come insegnante, Ada (una preziosa e dolce Cynthia Nixon) potrebbe avere un corteggiatore. Tutto avviene sotto il disappunto di Agnes, sempre più ferma nelle proprie decisioni e soprattutto nella paura di perdere l'esclusività e la supremazia data dal proprio status quo che inizia a vacillare - è impossibile non collegarla al personaggio di Maggie Smith in Downton Abbey e alle sue massime che sono già storia della tv, parola di Christine Baranski. Fa loro visita anche un lontano cugino-nipote con figlia a carico: che sia un nuovo pretendente per Miss Brook? Intanto a Brooklyn, un trauma colpisce la famiglia Scott che deve imparare a conviverci mentre Peggy (Denée Benton) si getta a capofitto nel lavoro, volendo provare a tornare a casa van Rhijn e continuando sempre più attivamente la professione di giornalista al NY Globe accanto a T. Thomas Fortune, che potrebbe diventare qualcosa di più di un semplice direttore.

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Qualcosa di blu

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The Gilded Age 2: un momento della serie

Nei nuovi otto episodi tutto parte dalla Pasqua del 1883 ed è sempre unico il modo elegante e raffinato di Julian Fellowes attraverso i suoi dialoghi e Michael Engler attraverso la regia di farci entrare nelle case di questi benestanti senza mai farceli odiare, e anzi facendoli risultare molto più vicini a noi piuttosto che respingenti. Una partenza estremamente religiosa, per ricordare quant'era importante a quell'epoca la domenica in Chiesa - guardiamo all'oggi quanto effettivamente le cose siano cambiate nelle piccole comunità. The Gilded Age manca sicuramente dell'allure della precedente creazione di Fellowes, che è riuscita ad avere un successo mondiale, ma allo stesso tempo non ha generato lo stesso impatto culturale, forse proprio perché figlia di quegli stessi stilemi e schemi narrativi.

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The Gilded Age: una foto della serie

Allo stesso tempo però possiamo dire che la seconda stagione migliora alcuni aspetti della prima, soprattutto lo spazio dato tanto agli adulti quanto ai più giovani - e ancora di più lo spazio riservato ai domestici, che hanno finalmente delle storyline maggiormente convincenti e soprattutto legate ai piani di sopra. Rendendo ancora di più centrale ciò che era meno nella serie britannica: la lotta per la disparità sociale e per l'eliminare pian piano la nobiltà in favore della borghesia. Tanto che in particolare un personaggio si vedrà al centro di questo dislivello sociale, portando scompiglio tra i protagonisti. Ed è interessante come Julian Fellowes giochi ancora di più con i due piani e provi a farli interagire nei modi più disparati, per ricordarci che l'Età dell'Oro era davvero un periodo storico di grandi cambiamenti, e passare dalle stelle alla stalle (e viceversa) era molto più facile e repentino di quanto si pensi.

Conclusioni

Sfarzo, lusso, decoro e regole contro innovazioni, cambiamenti e rivoluzioni grandi e piccole. Sono questi gli elementi al centro della recensione di The Gilded Age 2, ancora di più che nella prima stagione, per evidenziare il divario sociale e soprattutto la scalata al potere che a tutti i livelli i personaggi provano ad affrontare, con disappunto di chi vede minacciato il proprio status quo. Si migliorano anche le storyline del "piano di sotto" legandole maggiormente a quelle di sopra con svariati colpi di scena che terranno con gli occhi incollati allo schermo gli appassionati.

Movieplayer.it
3.5/5
Voto medio
4.7/5

Perché ci piace

  • Le splendide scenografie e costumi e i set ricostruiti.
  • La scrittura elegante e garbata di Julian Fellowes, come li scrive lui i period drama nessuno.
  • Il cast, sempre più affiatato e variegato, new entry comprese.
  • Il maggior spazio dato alla servitù e i collegamenti con i loro datori di lavoro.

Cosa non va

  • Nonostante le migliorie, manca l'allure internazionale di Downton Abbey.
  • Se non vi piacciono le serie in costume, questa non vi farà cambiare idea.