Rick and Morty 7, la recensione: quanto pesa l'assenza di Justin Roiland?

La recensione della settima stagione di Rick and Morty, prima senza il suo dibattuto autore ma foriera di nuovi episodi - disponibili su Netflix - che sanno ancora divertire ed emozionare, anche se meno costanti e inventivi.

Rick and Morty 7, la recensione: quanto pesa l'assenza di Justin Roiland?

Sbarca finalmente su Netflix la settima e discussa stagione di Rick and Morty, amatissima e premiata serie d'animazione per adulti creata da Dan Harmon e Justin Roiland. La differenza rispetto al passato risiede nell'addio di Roiland, che oltre ad essere sceneggiatore e produttore prestava anche la sua voce ai due protagonisti e a molti altri personaggi della serie (pensiamo a Mister Buchettoperlapopò) in versione originale.

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Rick e Morty 7: una scena della serie

Chi ha sempre seguito lo show nell'ottima versione italiana doppiata da Christian Iansante e David Chevalier significherà poco, ma per tutti gli altri la perdita potrebbe avere delle conseguenze affettive importanti. Ulteriore dilemma è quello delle differenze stilistiche tra passato e presente, quanto pesi effettivamente l'assenza del suo più grande creatore (anche rispetto a Dan Harmon) e quanto questo addio riverberi sulla qualità del prodotto, se meglio o peggio - oppure identico - a quanto stato finora. In dieci episodi, le risposte arrivano a debita distanza l'una dall'altra, mentre viviamo nuove e strampalate e scorrette avventura con la coppia nonno-nipote più disfunzionale della storia del piccolo schermo, e non solo in ambito animato.

Rick and Morty 7: tra spaghetti e mafia spaziale

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Rick e Morty 7: una scena della serie

Ci siamo accostati alla visione della settima stagione di Rick and Morty con doverosa circospezione, avendola sempre fruita in lingua originale. Sostituti di Roiland per le voci dei due protagonisti principali sono Ian Cardoni ed Harry Belden, che dai trailer sembravano aver perfettamente imitato il particolare modello dell'autore, regalando un timbro quasi identico. Mancava la prova del nove nel corso degli episodi, e vogliamo dirlo subito: il lavoro dei due è straordinario. Anche se le performance di Roiland erano diretta esternazione dei suoi vizi, del suo cinismo e della sua ironia, Cardoni fa un lavoro di copia-carbone eccezionale che mette però da parte le esagerazioni come rutti o flatulenze, che erano la firma del predecessore. Si nota in verità una drastica limitazione del trash talking e degli sproloqui, addirittura piccole censure qui e lì (non fanno vedere quando sniffano della cocaina, ad esempio), forse per diretta volontà di Adult Swim di concentrarsi molto di più sulla qualità narrativa, mettendo di conseguenza da parte gli eccessi più inutili.

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Rick e Morty 7: una scena della serie

Peccato che alcuni di questi fossero caratterizzanti soprattutto di Rick, che in effetti risulta più "pulito" nonostante poi non abbandoni completamente i suoi vizi. Ciò detto, se l'obiettivo era migliorare la qualità narrativa, Rick and Morty 7 riesce solo a metà nell'intento. Guardando anche solo alla quinta stagione, il livello d'inventiva e genialità, ma pure di scorrettezza e accollo del rischio, è tristemente inferiore alle aspettative. Il modello di riferimenti dei titoli e delle trame degli episodi era già mutato nella stagione precedente, con meno riferimenti e costruzione delle storie a partire da film, libri o serie tv di culto e più originalità, ma questo discostamento dalla parodia soffre a volte la mancanza di una solida base drammaturgica. Non sempre, fortunatamente, guardando ad esempio al magnifico quarto episodio, "That's Amorte", al fondamentale quinto episodio, "Morty lo Spietato" o anche al finale di stagione, "Fear no Mort".

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Rick e Morty 7: una scena della serie

Curioso che dietro a due delle migliori sceneggiature della stagione ci sia la talentuosa Heather Anne Campbell, soprattutto per "That's Amorte", forse la puntata più bella, divertente, geniale e intensa di questo settimo ciclo di episodi e con una delle sequenze più commoventi della serie (vi ricorderà sicuramente Up) per senso e visione. Il resto è più o meno tutto un tripudio di sarcastica ironia che gioca come al solito con i legami familiari dei protagonisti, le loro disavventure (come quella con i mob gangster dello spazio o con Hugh Jackman) e una sfilza di personaggi spassosissimi e disarmati, primo fra tutti Mr. Buchettoperpoò, anche al centro del primo episodio della stagione.

Rick and Morty 7: il trailer svela le nuove voci dei protagonisti

Rick and Morty 7: cos'è che pesa davvero?

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Rick e Morty 7: una scena della serie

Il ritmo qualitativo - chiamiamolo così - di Rick and Morty 7 è perfettamente altalenante o quasi. Per un episodio poco convincente ne segue uno riuscito, fatto salvo per il già citato corpo centrale della stagione, che inanella due puntate imperdibili e ben congeniate. Anche in questo senso il taglio con il passato è abbastanza evidente, mancando di fatto una continua e brillante ricerca nello sviluppo ottimale di ogni singolo episodio, ma crediamo sia anche questione fisiologica, di durata e ripetizione, senza considerare il sostanzioso ricambio di sceneggiatori, registi o animatori. E infatti a funzionare più degli altri sono gli episodi curati da creativi rodati nel sistema produttivo della serie, compresi quelli della già citata Campbell, che dalla sesta alla settima stagione sembra persino migliorata.

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Rick e Morty 7: una scena della serie

La bontà delle animazioni e dell'aspetto visivo restano indubbie, così come un certo eclettismo concettuale e formale che regala sempre e comunque qualcosa di nuovo e buffo da vivere o sperimentare, anche se comincia ad avvertirsi un po' di stanchezza. A pesare più di tutto, forse, non è tanto l'assenza di Roiland, che è invece sapientemente riempita con altri validi talenti di voce e di penna, quanto un clima di acuta e ingegnosa novità che sembra ormai impossibile replicare, provando solo a fare del proprio meglio per regalare qualcosa che abbia lo stesso sapore. Come un piatto di spaghetti che è in realtà un intestino. E allora pensiamo alle*parole di Rick sugli addii e il valore dell'esistenza: "Non è tanto la morte il punto, ma la complessità della vita".

Conclusioni

In conclusione, la settima stagione di Rick and Morty si rivela più convincente e meglio ideata della precedente, e questo al netto di un addio importante come quello di Justin Roiland, co-creatore e voce originale del protagonisti. Nuovi talenti, tra doppiatori e sceneggiatori, sopperiscono a questa mancanza, creando una stagione perfettamente altalenante - o quasi - dove un episodio meno riuscito è subito seguito da uno esilarante, fondamentale o commovente. Meno trashtalking e flatulenze, più dramma e compostezza; meno inventiva e parodia, uguale genialità e uguale divertimento. Rick and Morty è stabile ma non procede oltre, ed è questo in realtà il problema principale della serie a questo punto: che non riesce più a innovare se stessa.

Movieplayer.it
3.0/5

Perché ci piace

  • La brillante scrittura di Heather Anne Campbell.
  • Il primo, quarto, quinto e ultimo episodio: i migliori.
  • I nuovi doppiatori di Rick and Morty fanno un lavoro difficile e incredibile...

Cosa non va

  • ... Però Justin Roiland manca, possiamo farci poco.
  • Gli eccessi sono tenuti a bada, forse troppo.
  • È in generale meno inventiva delle precedenti stagioni.