Gloria, la recensione: Sabrina Ferilli e l'arguzia di una serie che non ti aspetti

La recensione di Gloria: in tre serate targate Rai1, Sabrina Ferilli diventa la protagonista di una miniserie che rivede le nevrosi di una (ex) diva del cinema, tra acidità, umorismo e spregiudicato narcisismo.

Gloria, la recensione: Sabrina Ferilli e l'arguzia di una serie che non ti aspetti

Poche cose, ma fatte bene. Basterebbe l'essenzialità a rendere una fiction (da prima serata) riuscita, nonché godibile nella sua struttura umoristica. Eppure, le didascalie prendono spesso il sopravvento, così come la poca attinenza ad una realtà seriale che, oggi, non è più la stessa di vent'anni fa (e meno male), tenendo lontanissime le nuove generazioni di spettatori (quindi, perché continuare con certe operazioni, marcatamente patinate?). Allora, capita che partendo da un'idea interessante - tratta da una sceneggiatura originale di Roberto Proia, Vorrei vedere te -, arrivi in prime time una miniserie riuscita nel suo contesto narrativo. Una miniserie ben scritta, ben girata, soprattutto ben interpretata. Tutto, al meglio delle proprie possibilità, e del proprio orizzonte.

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Gloria: Sabrina Ferilli sul set

Parliamo di Gloria, serie tv in tre serate targate Rai 1 (ma disponibile anche su RaiPlay), che potrebbe risultare prodotto atipico per le reti di Stato, proponendo qualcosa di diverso, almeno per il pubblico Rai (si intende). Se le vibes sono quelle di Call My Agent - a sua volta remake di una fortunata serie francese -, Gloria ha l'onestà di condensare le sue prerogative in una protagonista (credibilissima) che riassume - in chiave umoristica - le nevrosi tipiche del magico mondo dell'entertainment. In questo senso, Gloria, diretta da Fausto Brizzi, e scritta insieme a Paola Mammini e Roberto Proia, si approccia in modo funzionale all'irresistibile contesto scelto, prediligendo un intrattenimento se non proprio scorretto, almeno brioso e divertente, nella sua spassosa e giocosa architettura.

Gloria, la trama: l'altro lato del cinema

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Gloria: Massimo Ghini e Fiorenza D'Antonio nella serie

La storia? Quella di Gloria Grandi, interpretata da Sabrina Ferilli (che torna in tv dopo undici anni), star del cinema che, per suo cruccio, è passata alla tv. Scelta sbagliata, secondo lei, perché il ruolo in una fiction famosa le ha precluso la carriera (processo tutto italiano: se fai tv, non fai cinema!). Stufa della televisione, e stufa di girare spot pubblicitari, Gloria vuole re-inventarsi. Vuole tornare a brillare sul grande schermo. Nessuno, però, la cerca più. La sua assistente Iole (Emanuela Grimalda) prova a confortarla, così come la confortano Emma (Martina Lampugnani), sua figlia, e l'ex marito Alex, interpretato da Sergio Assisi. Del resto, il mondo dello spettacolo è spietato, e un'attrice over 50, ormai volto del piccolo schermo, non ha più spazio al cinema. La situazione si ribalta quando il suo agente (Massimo Ghini) intravede una possibilità: sfruttare un errore medico, per tornare in scena. Insomma: se questa è l'epoca dei piagnistei da talk show, Gloria non si fa problemi, ricorrendo ad una serie di menzogne che le valgono il miglior provino.

La bravura di Sabrina Ferilli per una riuscita miniserie

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Gloria: Emanuela Grimalda e Sabrina Ferilli sul set

Un divertissement, un intermezzo, una parentesi divertita, e forse anche un po' liberatoria. Gloria (con un titolo che omaggia Viale del Tramonto...) è la vecchia commedia all'italiana rivista secondo una contemporaneità che offre agli autori il giusto tempo e il giusto spazio per affrontare le idiosincrasie del cinema e della televisione. Gloria, infatti, è l'altro lato della medaglia. L'ego, l'individualità, il successo, la misura smisurata dei divi del cinema, incapaci di liberarsi dalle proprie schematiche e ripetitive giornate. La Gloria di Sabrina Ferilli, perfettamente in parte, nonché audace in una parte stracolma di possibilità, riassume un mondo che ben conosciamo, smascherato in questo caso da una miniserie che non rinuncia alla sorpresa (ci sono diversi camei, ci sono diversi ammiccamenti), mantenendo a fuoco un climax via via sempre più esplosivo, e in grado di calcare la mano della satira culturale (cercando un obbiettivo trasversale).

Ed è proprio la cornice a giocare un ruolo cruciale in Gloria: se è vero che pare cogliere l'eredità di Call My Agent, la serie si focalizza su un'attrice disposta a tutto pur di tornare ad essere una star del cinema. Sommessamente, e cavalcando un narcisismo tipico delle star, il personaggio della Ferilli, e di riflesso l'intero show, riesce facilmente a conquistare gli spettatori, prima forse insospettiti, e poi sicuramente incuriositi da un ritratto acidissimo e disilluso, certamente lontanissimo dal glamour impomatato e dai sorrisi finti di un universo di cui siamo troppo spesso spettatori accomodanti.

Conclusioni

Umorismo e satira, acidità e scorrettezza: su Rai1 (e su RaiPlay) c'è Gloria, miniserie che funziona nella sua divertente e divertita ottica che illumina le nevrosi, gli egoismi e il narcisismo del mondo del cinema, in questo caso impersonato da un'attrice che non ha più spazio sul grande schermo. Derivativa (da Call My Agent), ma sicuramente gustosa per il pubblico da prima serata, la serie è sorretta dalla bravura della protagonista, Sabrina Ferilli.

Movieplayer.it
3.0/5
Voto medio
3.5/5

Perché ci piace

  • Sabrina Ferilli, assolutamente in parte.
  • I tanti camei.
  • Un umorismo che funziona.

Cosa non va

  • Forse un po' troppo derivativa rispetto a Call My Agent.