American Gods 3, recensione: la location cambia, il conflitto no

Recensione dei primi episodi della terza stagione di American Gods, disponibile a cadenza settimanale su Amazon Prime Video.

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American Gods: una scena della stagione 3

Prima di arrivare alla serie vera e propria, l'oggetto di questa recensione di American Gods 3 (per l'esattezza dei primi quattro episodi, su un totale di dieci, che come al solito arriveranno su Amazon Prime Video subito dopo la messa in onda statunitense), è utile ricordare quello che c'è dietro, perché i retroscena dell'adattamento televisivo del romanzo di Neil Gaiman sono ormai più affascinanti del serial stesso. Tutto ha avuto inizio con Bryan Fuller e Michael Green, che hanno firmato la prima stagione come showrunner, in stretta collaborazione con Gaiman che rimane tuttora attivamente coinvolto nella produzione. Poi, mentre la seconda annata era già in lavorazione, i due sono stati estromessi, e la posizione dello showrunner è andata a Jesse Alexander, il quale però è stato a sua volta licenziato a riprese non ancora finite, una situazione davvero ingarbugliata (al punto che, con gli attori che spesso modificavano le battute a proprio piacimento perché non gradivano i nuovi copioni, Orlando Jones, interprete di Mr. Nancy, è stato promosso al rango di supervising producer per far sì che un membro del sindacato degli sceneggiatori fosse sia nel cast che nel gruppo dei produttori).

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American Gods: Ricky Whittle nell'episodio Treasure of the Sun

La seconda stagione è quindi andata in porto senza un vero capitano nella fase finale del viaggio, e per la terza l'incarico è stato affidato a Charles H. Eglee, veterano di un'altra serie con molti cambiamenti bruschi dietro le quinte (The Walking Dead). Tutto tranquillo? Non proprio, perché dopo che la serie aveva già perso Gillian Anderson e Kristin Chenoweth (ufficialmente impegnate altrove, ma in realtà solidali nei confronti di Fuller e Green) c'è stata l'uscita dal cast di Orlando Jones, il quale ha pubblicamente affermato di essere stato allontanato perché il suo personaggio manderebbe il messaggio sbagliato al pubblico afroamericano. I portavoce dello show hanno chiarito quello che sarebbe il vero motivo, molto più banale (Mr. Nancy non appare nella sezione del romanzo su cui si basano i nuovi episodi), ma ciò non ha impedito alla controversia di alimentare un racconto dietro le quinte che si fa sempre più intricato e affascinante. Al momento pare che Eglee non abbia nulla da temere (sarebbe già al lavoro sulla quarta stagione insieme a Gaiman), ma se c'è una cosa che abbiamo imparato da American Gods è che le sorprese non mancano mai. O almeno non mancano al di fuori del mondo che vediamo sullo schermo.

Cambio di panorama

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American Gods: una scena della terza stagione

Avevamo lasciato Shadow (Ricky Whittle) alle prese con la scoperta che egli in realtà è il figlio di Wednesday/Odino (Ian McShane), rivelazione che lo porta a volersene andare, lontano dalle manipolazioni del genitore. Quest'ultimo lo convince a recarsi nella località di Lakeside, nel Wisconsin, dove può vivere con una nuova identità per nascondersi dai Nuovi Dei. Mentre Shadow cerca di non dare troppo nell'occhio, Wednesday continua le proprie trasferte alla ricerca di alleati per la guerra imminente, aiutato da una studentessa di nome Cordelia che ha accettato di dargli una mano dopo aver mollato gli studi. Alle loro strade si affiancano quelle di Laura (Emily Browning) e Bilquis (Yetide Badaki), e c'è ancora Mr. World (Crispin Glover) che è intenzionato a vincere a tutti i costi. Nulla di particolarmente nuovo sotto il sole, quindi, salvo il rapporto più teso del solito tra Shadow e il padre ora che è venuta fuori la verità sul loro legame.

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Divino anonimato

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American Gods: Ricky Whittle nella terza stagione

Che la serie sia cambiata dopo l'addio dei primi due showrunner era prevedibile, e già nella seconda stagione si percepiva qualcosa di diverso, di meno eccentrico rispetto alla visione del materiale che avevano Bryan Fuller e Michael Green. Impressione confermata da questi primi quattro episodi della terza, per l'esattezza già dai primi minuti, sintomatici del più grande difetto dello show nella sua forma attuale: nella sequenza d'apertura della premiere di stagione, infatti, appare nientemeno che Marilyn Manson nei panni di un cantante che ha dei trascorsi con Odino. Un'ospitata di per sé perfetta, date le ripetute accuse di satanismo nei confronti del cantante e la compatibilità tra il suo stile e quello della serie, ma che risulta una presenza come tante, priva del mordente che si è soliti associare al controverso rocker (anche Peter Stormare, attore dallo stile deliziosamente bislacco, risulta un po' annacquato in questa sede).

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American Gods: una foto della terza stagione

Non aiuta il fatto che al momento i personaggi principali agiscano sostanzialmente per conto proprio, dando a questi primi episodi un insieme di identità separate, un miscuglio discontinuo forse dovuto anche ai problemi verificatisi a livello produttivo. Rimane il carisma del cast, in particolare Ian McShane che, da perfetta tradizione inglese di un certo peso, è magnetico e affascinante anche nei momenti meno ispirati, e non mancano occasionali sprazzi di follia visiva (vedi l'apparizione di Gil Bellows), ma al momento risulta chiaro che manchi quel qualcosa in più per attirare gli spettatori scettici, al di fuori della cerchia dei fan di Neil Gaiman che sono curiosi di sapere in quali territori relativamente inediti possa spingersi lo show. Forse i sei episodi rimanenti ci smentiranno, e ne saremmo lieti, ma nell'attesa non ci resta che constatare come il grande fantasy, quello ansioso di uscire dalle pagine dei libri e invadere i piccoli schermi, sia da cercare altrove.

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Conclusioni

Chiudiamo qui la nostra recensione dei primi episodi di American Gods 3, una stagione che almeno nelle prime fasi mantiene quell'identità un po' troppo normale che si è manifestata dopo l'addio degli showrunner originali.

Movieplayer.it
3.0/5

Perché ci piace

  • Il cast è ottimo come sempre.
  • A livello visivo non mancano le invenzioni degne di nota...

Cosa non va

  • ... Ma la follia e il coraggio sono per lo più assenti.
  • Il cameo di Marilyn Manson è inaspettatamente sottotono.