A Murder at the End of the World, la recensione: trovare le risposte alla fine del mondo

La recensione di A Murder at the End of the World, la serie dal 14 novembre su Disney+, che riporta in tv Brit Marling ed Emma Corrin dopo The OA e The Crown per imbastire un giallo classico che si mescola prepotentemente con l'attualità.

A Murder at the End of the World, la recensione: trovare le risposte alla fine del mondo

What is that wherever you go, death follows?

Lo diciamo subito all'inizio della recensione di A Murder at the End of the World: dopo The OA tra il 2016 e il 2019 su Netflix, che aveva fatto molto parlare di sé ma soprattutto aveva diviso enormemente il pubblico per il gioco che aveva messo in piedi con gli spettatori, Brit Marling aveva una grossa responsabilità: tornare sulla tv in streaming con un prodotto che corresse il rischio di creare nuovamente scontenti. Nella sua nuova serie, dal 14 novembre su Disney+ in contemporanea con gli USA (dove va in onda su FX), ha scelto di abbracciare un genere generalmente amato - e di recente tornato in auge, pensiamo a Only Murders in the Building o alla saga di Knives Out - come il giallo, e di utilizzare una protagonista emergente ma già molto conosciuta e apprezzata come Emma Corrin (la giovane Diana di The Crown). Il risultato? Qualcosa di forse più canonico ma che non manca di sorprendere e di rivelare una grande attenzione tanto nella scrittura quanto nella regia. Pronti a fare un viaggio alla fine del mondo?

Un giallo alla fine del mondo

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A Murder at the End of the World: Emma Corrin in una scena

La trama di A Murder at the End of the World (precedentemente nota semplicemente come Retreat, ma il nuovo titolo ci sembra molto più evocativo) rispecchia proprio il genere del whodunit a cui fa riferimento. Emma Corrin interpreta Darby Hart, una detective dilettante e appassionata, nonché hacker esperta figlia della generazione Z e del coroner della contea - che quindi è cresciuta a pane e cadaveri. La ragazza ha scritto un romanzo di successo e per l'occasione viene invitata dal miliardario eremita (Clive Owen) a partecipare ad un ritiro di persone altamente selezionate in una località remota e affascinante, alla fine del mondo come recita appunto il titolo del serial. Insieme a lei altri otto ospiti ma uno di loro muore improvvisamente.

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A Murder at the End of the World: Brit Marling è creatrice e interprete

Un incidente come dicono? Darby ovviamente non ne è convinta e iniziare ad indagare provando a non destare sospetti, mentre il rischio di finire nello sviluppo di Dieci piccoli indiani è molto alto. Un luogo dimenticato dal mondo, una tempesta che blocca l'arrivo della polizia e costringe tutti i sospettati sotto lo stesso tetto, le difficili comunicazioni con l'esterno perché sono stati ritirati loro tutti i device: tutte caratteristiche del giallo da camera che rendono claustrofobica e appassionante la visione - nonostante la durata eccessiva dei sette episodi, ma almeno coerente l'uno con l'altro rispetto a The OA - in cui i vari cliffhanger di fine puntata accrescono la curiosità sullo scoprire il colpevole ma anche le motivazioni dietro un gesto tanto efferato.

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Un cast di sospettati perfetto

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A Murder at the End of the World: Clive Owen in una foto

Il cast di A Murder at the End of the World è stato perfettamente radunato accanto a Emma Corrin, che brilla confermando il proprio talento nel ritrarre questa ragazza che sembra più a proprio agio coi morti che con i vivi e, come spesso capita ai detective (ufficiali o dilettanti che siano), rischia di finire fagocitata dai casi a cui si appassiona e che vuole seguire a tutti i costi. Vari volti più o meno conosciuti del cinema e della serialità come Harris Dickinson, Alice Braga, Joan Chen, Raúl Esparza, Jermaine Fowler, Ryan J. Haddad, Pegah Ferydoni e Javed Khan sono invece gli altri otto ospiti dell'hotel sperduto nel nulla.

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A Murder at the End of the World: Emma Corrin è Darby Harper

Una sorta di ritiro spirituale che in realtà è un ritrovo tecnologico delle menti più brillanti della contemporaneità (già futuristica). La serie infatti coglie l'occasione per modernizzare il genere senza tempo del giallo costruendoci un sottotesto e una sottotrama dedicata all'intelligenza artificiale (di nome Ray a cui presta corpo e volto Edoardo Ballerini), al ruolo dello sviluppo tecnologico nelle nostre vite e nelle indagini. Detective e hacker sono due figure solo apparentemente non sovrapponibili e che mostrano come si possa sentirsi contemporaneamente parte di qualcosa di più grande ed importante ma anche estremamente soli. Quel alla fine del mondo del titolo potrebbe essere interpretato anche come qualcosa di apocalittico, ed in effetti è sul tema del cambiamento climatico e di cosa lasceremo alle nuove generazioni che sembra concentrarsi principalmente e spendere tutte le proprie energie e risorse il personaggio di Andy, che sembra prepararsi ad un'Apocalisse.

Dietro le quinte

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A Murder at the End of the World: Harris Dickinson in una foto

Brit Marling scrive e dirige la serie insieme al fidato partner di The OA Zal Batmanglij e trova uno spazio anche per se stessa nel cast, senza risultare però onnipresente come accadeva nel precedente prodotto. La protagonista rimane Darby mentre la Lee di Marling è un'altra figura fondamentale della storia che rimane però di lato, un po' dietro le quinte. I loro personaggi insieme agli altri femminili dello show - soprattutto la Sian di Alice Braga - vogliono farsi portatori del tema dell'emancipazione ed indipendenza femminile, e lo stesso vale per il caso che ha portato al romanzo della protagonista, per ricordare al pubblico come le donne vengano spesso non credute o non considerate perché appartenenti al "sesso debole" o perché considerate troppo giovani per avere esperienza e intuito.

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A Murder at the End of the World: Emma Corrin in una foto

L'ossessione per il true crime viene resa come una dipendenza, come anche quella per la tecnologia, anche attraverso un vecchio caso che coinvolge la protagonista in alcuni flashback che in parallelo a quanto accade al ritiro ne mostrano gli elementi in comune. Grande attenzione viene data anche alle scenografie, che sfruttano l'Islanda dove è stata girata principalmente la serie, alla fotografia, che attraverso i propri colori fa provare il gelo dei personaggi e il loro costante senso di pericolo imminente, e alla regia che ricerca inquadrature e movimenti di macchina che accompagnino lo spettatore per mano e lo portino davvero nel cuore dei protagonisti. Ma anche alla colonna sonora accattivante, che pesca tanto dal passato quanto dal contemporaneo. Un prodotto che, a tratti ammiccante a Black Mirror, dà ancora una volta una lettura non felicissima della nostra società e soprattutto della sua possibile evoluzione ma che dona anche speranza per ciò che verrà e per le scelte che l'umanità potrebbe compiere se messa ad un bivio.

Conclusioni

Alla fine della recensione di A Murder at the End of the World confermiamo come sia una serie che pur viaggiano su binari più classici rispetto al precedente lavoro dei due creatori, riesce ad attualizzare enormemente il racconto per parlare del ruolo della donna e della tecnologia nella nostra società, con una messa in scena davvero suggestiva e attenta a catturare tutti i cinque sensi del pubblico. La serie che può far fare pace a Brit Marling col pubblico, anche e soprattutto chi non aveva apprezzato The OA.

Movieplayer.it
4.0/5
Voto medio
4.3/5

Perché ci piace

  • Emma Corrin conferma il proprio talento.
  • Il cast perfettamente amalgamato.
  • Usare il genere giallo per parlare di attualità.
  • Le scenografie spettacolari ma non da cartolina.
  • La fotografia glaciale.
  • La colonna sonora.

Cosa non va

  • Chi voleva un nuovo The OA potrebbe rimanere deluso.
  • Non tutti i personaggi vengono approfonditi allo stesso modo.
  • La durata degli episodi.