Di Baarìa, il film che ha inaugurato la 66 Mostra del Cinema di Venezia, con strascichi più politici che cinéfili, Muccino tiene a dare subito il suo giudizio positivo chiarendo "Ero un po' scettico perché in alcuni film spesso ho visto una certa ridondanza di Giuseppe come se non riuscisse a centrare qualcosa. In Baarìa invece ho visto tutto il suo amore assoluto per il cinema, un amore profondo, viscerale, sanguigno per la sua terra e per il nostro paese. Ho capito con questo film, che secondo me è il suo capolavoro, che tutto quello che voleva dire si risolve. Adesso non vorrei essere nelle tue scarpe, come si dice in inglese - Muccino si rivolge scherzoso a Tornatore - perché dovrai andare oltre".
Giuseppe Tornatore riprende a parlare della ridondanza, accusa frequente mossa al suo cinema: "È una cosa che mi sono sentito dire spesso quella della ridondanza, ma forse nessuno ha mai pensato che fosse proprio il mio stile - incalza con allusione il regista. Mi sembra strano che proprio questo film che poi è il più ridondante di quelli finora diretti venga poi definito "risolutivo". Lo stesso tipo di osservazioni mi erano toccate già con La sconosciuta, con Una pura formalità e con L'uomo delle stelle, ma non lo capisco appieno".
Tornatore invece ha scelto del collega la sequenza di Come te nessuno mai in cui i gruppi di ragazzi protagonisti sono in due luoghi diversi nello stesso tempo e stanno parlando del loro senso dell'amore in maniera molto diversa. Tornatore la trova " divertentissima" e aggiunge: "Ho trovato in questa sequenza una cifra costante di Gabriele che lo identifica perfettamente. Qui vediamo dei ragazzi coetanei che parlano di quello che gli sta a cuore e questo loro parlare è di per sé un meccanismo comico. Questo l'ha sviluppato ulteriormente in altri suoi film come L'ultimo bacio, dove però i personaggi non hanno più la stessa età, ma il continuo viaggio, efficace e brillante, tra diverse generazioni è profondo e allo stesso tempo divertente. Quest'aspetto del suo cinema lo trovo estremamente interessante. Credo che i suoi personaggi siano tutti ispirati dallo stesso desiderio, che poi ha dato il titolo a uno dei suoi ultimi film: La ricerca della felicità! Un titolo che Muccino ha usato per un film in cui vediamo tutt'altro che felicità". Muccino risponde ai complimenti di Tornatore annuendo: "Mi ritrovo molto in questo voler vedere le cose da una parte della medaglia e anche dall'altra. Certo, rivedendo il film provo imbarazzo perché mi sembra così naif. Ora che mi ci ritrovo di fronte come uno spettatore mi sembra così lontano, magari avrei potuto migliorare i dialoghi". Il confronto tra i due registi torna alla parte iniziale di questo duetto e Tornatore afferma: "La reazione di un regista a un suo film è un aspetto interessante. In genere io non vedo il mio film dopo averlo finito perché altrimenti ne vedo solo i difetti e non ho più la percezione della forma di continuità della storia. Ci riesco solo molti anni dopo e anch'io provo un po' d'imbarazzo , ma ho perso l'ossessione per i soli difetti". Muccino è d'accordo e conferma quest'approccio inaspettato ai propri film da parte degli autori: "I film li vedo tante volte durante la lavorazione e il montaggio che mi accompagnano per più di un anno e quando li finisco penso solo a quelli successivi perché ne ho la nausea!" Tornatore ribatte alludendo a registi dei quali però non menziona il nome: "Ci sono registi che dopo aver girato dicono di essere contenti del risultato. Io di solito resto sempre un po' turbato di fronte a queste reazioni . Devo dire che li stimo e li ammiro". Gabriele Muccino interviene con una sana autocritica e una lodevole autoironia: "Io l'ho fatto una volta, ma poi ho capito che ho sbagliato".
La sequenza doppia scelta per l'evento dal giornalista Mario Sesti affianca Nuovo cinema Paradiso e La ricerca della felicità, di entrambi vediamo le sequenze in cui sono protagonisti i bambini e il loro rapporto con gli adulti.
Un'altra sequenza doppia è quella delle sequenze dei suicidi dei protagonisti in Sette anime e Una pura formalità. I due registi le hanno raffigurate visivamente in modi molto simili pur avendole realizzate partendo da punti di vista quasi opposti. Muccino spiega come ha "pensato" la sequenza: "Sono entrato nei panni di un uomo ossessionato dai sensi di colpa. L'unica cura contro il dolore è l'assenza del dolore. È l'inadeguatezza a gestire il dolore che porta al suicidio. Ho raccontato il motivo di ciò che porta il mio protagonista a questa scelta nel momento in cui la mette in pratica". Anche Tornatore ha sviluppato questo tema seguendo un percorso parallelo: "Ci sono diverse analogie tra queste sequenze, soprattutto nella funzione rivelatrice perché il suicidio diventa un racconto di rivelazione. Il film di Gabriele si apre con un incipit legato al rito dei suicidio, che viene poi sospeso e torna chiudendo il cerchio alla fine. Anche Una pura formalità inizia in modo simile. Ma nel film di Muccino c'è una lucidità nel suicida, anche con questa bellissima immagine della medusa, ricorrente nel film. Io mi sono ispirato al delirio, alla confusione mentale di chi invece non riesce a commettere il suicidio e vive un tormento indefinito. Solo nel momento dell'on-off si prende coscienza della propria vita, negli ultimi istanti.
Un'altra sequenza del cinema di Tornatore scelta da Muccino è invece la passeggiata del piccolo protagonista in Malena. Muccino dice di averla scelta perché "è il pretesto che Peppuccio trova sempre nei suoi film per raccontare qualcosa: c'è sempre qualcosa che si tramanda e questo è un topos che attraversa qualsiasi geografia e qualsiasi epoca storica nei tuoi film. Questi passaggi sono riconoscibili e sono meccanismi attraverso cui Tornatore snoda le sue storie". Il regista allora ribatte sorridendo: "Quando qualcuno cerca di quadrare il cerchio che hai fatto, ti sembra perfino più interessante!". Muccino osserva: "Malena è quello che non hai fatto con Baarìa - Tornatore intanto scuote leggermente la testa - che è un film complesso, un film sulla vita, che io non sarei capace di fare adesso".
Giuseppe Tornatore ha scelto invece la sequenza de L'ultimo bacio in cui scocca il momento della seduzione tra i personaggi, poi dice: "Il sentimento è lo stesso della sequenza vista prima e tratta da Come te nessuno mai, ma i personaggi agiscono in modi diversi. Eppure sono tutti alla ricerca della felicità, dell'amore. Muccino è un abile maestro nel portare le situazioni a un corto circuito e il suo è uno stile geometrico che caratterizza il suo cinema e lui non si stanca di approfondirlo perché forse deve ancora approdare a una sua risoluzione. Deve fare il suo Baarìa!". Muccino ci racconta del significato profondo e quasi traumatico che ha avuto nella sua vita l'accoglienza de L'ultimo bacio: "Non ero preparato a quel successo perché poi diventi un bersaglio dei media e non sei pronto a gestire questa situazione. Nel mio caso mi paralizzò per i due anni successivi e l'ho superata solo quando sono andato in America. L'avventura americana mi è caduta in testa come se fossi stato estratto dalla lotteria della vita. Mi ha permesso di essere più coraggioso e ritornare con una leggerezza e un disincanto maggiori".
L'ultima clip ci mostra un momento di citazionismo mucciano: nel film Sette anime il regista romano ha utilizzato infatti un brano composto da Ennio Morricone per La leggenda del pianista sull'oceano. Entrambi i registi ci spiegano il percorso che li ha portati a quel brano così singolare. |
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