In un rapido fluire di immagini, Jaco Van Dormael usa in modo schizofrenico il suo protagonista Jared Leto immergendolo in una successione di incubi e possibilità, scenari tutti reali proprio perché in un tal gioco di specchi niente lo è davvero, visualizzati con potenza grazie alla fantasia visionaria del regista che si esteriorizza in ambienti folli e straordinari. Nel calderone di Mr. Nobody finiscono drammi esistenziali, spettacolari incidenti, catastrofi, citazioni filosofiche, strizzate d'occhio al mostruoso universo del reality, echi di tanto cinema, pittura, arte visiva, videoclip, le più disparate teorie scientifiche - dal più classico 'Effetto Farfalla' alla Teoria delle Stringhe, dal Big Bang allo scacchistico Zugzwang - il tutto condito con spirito naif, con la proverbiale (auto)ironia che Van Dormael ha già ampiamente dimostrato in passato e dal gusto per il dettaglio significante tipico di tanto cinema moderno franco-belga. Inusuali e arditi raccordi di montaggio permettono continui salti temporali dal passato al presente al futuro e ancora al passato in un caos di ralenty e visioni, di esplosioni di suoni e colori non privo di fascino. L'unico parziale punto di riferimento in questa fiaba onirica che si ripete all'infinito tra mille variazioni è la presenza di tre splendide attrici che interpretano le tre mogli di Nemo Nobody. A Linh-Dan Pham spetta il ruolo della saggia Jeanne, la bravissima Sarah Polley si misura con un personaggio ostico e complesso, quello dell'instabile Elise, affetta da un disturbo bipolare, mentre la tedesca Diane Kruger interpreta il vero amore di Nemo, Anna, donna del destino che ritorna in molteplici vesti, luoghi e tempi.
Jaco Van Dormael non si preoccupa minimamente di dare coerenza a un'opera dalla lavorazione travagliata che ha già subito molteplici rimaneggiamenti in fase di montaggio, senza probabilmente aver ancora raggiunto una forma definitiva. La lunga durata e la mancanza di ordine e chiarezza renderanno la visione ostica a chi non ama il cinema di Van Dormael, ma anche se Mr. Nobody entra di diritto nella categoria delle opere tanto ambiziose quanto poco riuscite (se pensiamo al Darren Aronofsky di L'albero della vita o al Richard Kelly di Southland Tales, Van Dormael è in buona compagnia) non possiamo non amare quei momenti in cui il suo unico stile emerge con chiarezza. In fin dei conti l'amore vince su tutto, Mr. Nobody non è il primo e non sarà l'ultimo film a basarsi su questo concetto, ma quando a esporcelo è l'anarchico Jaco Van Dormael le cose cambiano. Con il suo caleidoscopio ridondante di immagini il regista rivendica la propria libertà di non privare lo spettatore di niente e di non fare alcun tipo di scelta. Che sia proprio lui il vero Mr. Nobody? |
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