Recensione I fantastici quattro (2005)

Il film di Tim Story si propone da subito attento all'estetica e i toni da fumetto, con un'operazione più simile a quella affrontata da Sam Raimi per il suo Spider-man che a all'impronta realistica che Christopher Nolan ha voluto, e saputo, dare al suo Batman Begins.

Fantastici... ma non Incredibili

Presentato in anteprima italiana alla trentacinquesima edizione del Giffoni Film Festival, I fantastici quattro si presenta al pubblico italiano in occasione delle ormai abituali anteprime estive, nel tentativo di anticipare l'inizio della stagione cinematografica, portando il cinema agli spettatori, nelle loro temporanee residenze estive, piuttosto che gli spettatori al cinema.

Ennesimo prodotto di derivazione fummettistica, il film porta su grande schermo un'altra delle serie storiche della Marvel, quei Fantastici Quattro che Stan Lee creò negli anni cinquanta per i disegni di Jack Kirby.
I Quattro diventano fantastici a seguito dell'esposizione a radiazioni cosmiche nel corso di una missione spaziale, insieme al Dottor Victor Von Doom, che subirà la loro stessa sorte, diventando loro nemico. Ognuno di loro acquista un diverso superpotere: la dottoressa Storm acquista la capacità di rendersi invisibile, mentre al dottor Gruffudd toccherà l'abilità di allungare il suo corpo a dismisura; Ben Grimm avrà il corpo completamente trasformato in roccia, mentre Johnny Storm riceverà il potere di prendere fuoco.

Troppo tempo viene dedicato al background: quasi mezzo film vola vita tra presentazione dei personaggi, incidente e loro trasformazione, fino al riconoscimento del loro nuovo status di supereroi.
Stona la noncurante leggerezza con cui la trasformazione viene messa in scena, con poco pathos e un eccesso di superficialità che travalica le intenzioni ironiche e leggere degli autori.
Il film di Tim Story si propone da subito attento all'estetica e i toni da fumetto, con un'operazione più simile a quella affrontata da Sam Raimi per il suo Spider-man che a all'impronta realistica che Christopher Nolan ha voluto, e saputo, dare al suo Batman Begins: forse conscio di dover gestire un gruppo di eroi che, proprio per le loro caratteristiche e i loro poteri, poco si prestava ad un'impronta realistica, Story non cerca mai di rendere credibili le imprese dei protagonisti, ma le enfatizza con un uso estremo degli effetti speciali, che quindi, per quanto ben realizzati, non possono vincere la sfida di (con)fondersi con le riprese dal vivo e risultare reali.

Poche le celebrità nel cast di attori, i cui nomi di spicco sono di derivazione televisiva: Jessica Alba, di recente affermatasi al cinema dopo il successo televisivo di Dark Angel e Julian McMahon, noto agli spettatori per la sua presenza in Streghe e Nip/Tuck. Medie le loro interpretazioni, e difficili da giudicare in un film che non usa gli attori come punto di forza per catturare l'attenzione dello spettatore.

Nel complesso, il risultato è a stento sufficiente, forse proprio per il confronto con la recente ultima trasposizione cinematografica di Batman, ma forse anche per il confronto, più vicino per temi e stile, con Gli Incredibili della Pixar, che riesce ad essere molto più film di questo nuovo fumettone Marvel, che comunque non mancherà di soddisfare molti appassionati del genere.

Movieplayer.it

2.0/5